a cura di Claudio
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Diario di un dolore
di C.S. Lewis
Adelphi edizioni, 1998
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Non raramente
capita di imbattersi in un diffuso pregiudizio. In un contesto culturale sempre
più secolarizzato e danneggiato da una informazione di massa spesso parziale
nel comunicare i contenuti della fede cattolica, si diffonde la comune
convinzione che la dimensione spirituale estranei l’uomo dall’integrale
esperienza di vita.
La
frammentazione esistenziale esperita dall’uomo contemporaneo, impegnato nel
frenetico tentativo di ricomporre in unità i vari aspetti della vita senza
riuscire ad adottarne criteri di sintesi, lo rende incapace di affrontare l’ineludibile
momento della prova, della sofferenza fisica o interiore. Si ritrova incapace
di individuare e vivere un orizzonte di senso davvero totalizzante.
La lettura di
Diario di un dolore di C.S. Lewis
(1898-1963) è una splendida testimonianza di come la fede in Dio,
intrecciandosi e accompagnando la vita dell’uomo, costituisca una sempre
rinnovata occasione di rinascita, una fonte sempre accessibile di sano e reale
ottimismo.
Pubblicato
nel 1961 con il titolo A Grief Observed (“Osservando
un sepolcro”), raccoglie i quattro quaderni dell’autore su cui riporta gli
stati d’animo, i pensieri, le sensazioni vissute a seguito della scomparsa della
moglie Joy, dopo quattro anni di matrimonio.
Attraverso
l’esperienza del lutto, Lewis acquista coscienza della progressiva
trasformazione della sofferenza.
