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mercoledì 25 novembre 2015

Offerimus tibi, Domine


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Offerimus tibi, Domine, calicem salutaris tuam deprecantes clementiam: ut in conspectu divinae majestatis tuae, pro nostra et totius mundi salute com odore suavitatis ascendat. Amen.

Ti offriamo, o Signore, questo calice di salvezza, e scongiuriamo la tua clemenza, affinché esso salga come odore soave al cospetto della tua divina maestà, per la salvezza nostra e del mondo intero. Amen.

Quantunque nel calice non si contenga ancora che un po’ di vino mescolato con qualche stilla di acqua, la Chiesa ti fa, o Signore, questa offerta con grande confidenza, e scongiura la tua clemenza perché salga con fragranza soavissima al cospetto della divina Maestà e salvezza del mondo intero. È un’offerta tuttora simbolica: ma tra poco il simbolo si muterà in una realtà stupenda: la tua potenza è già pronta a compiere il grande prodigio il tuo amore già lo anticipa in spirito, in modo che Tu, o Gesù, ti trovavi tra le braccia della Santissima Madre, nel tempio, ancora non era compiuto il sacrificio cruento, ma pure già ti offrivi per mezzo di Maria, per la salvezza di tutto il mondo.

sabato 14 novembre 2015

Sub tuum praesidium

Filippo Lippi, Madonna con Bambino e due angeli, 1465



Sub tuum praesidium confugimus, 
Sancta Dei Genetrix.
Nostras deprecationes ne despicias
in necessitatibus,
sed a periculis cunctis
libera nos semper,
Virgo gloriosa et benedicta.

Nella sua tradizione, la Chiesa ha utilizzato e custodito splendide preghiere alla Vergine Maria. Alcune sono molto diffuse nel popolo cristiano e sono state cantate da generazioni di cattolici, soprattutto grazie anche alla semplicità della melodia gregoriana.
 Tra le più antiche preci ricordiamo l’antifona Sub tuum praesidium. Databile al III secolo e rintracciabile nella liturgia natalizia copta, il testo è stato ritrovato in un papiro ad Alessandria d’Egitto. 

martedì 10 novembre 2015

Deus qui humanae substantiae...


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Deus, qui humánæ substántiæ dignitátem mirabíliter condidísti, et mirabílius reformásti: da nobis per huius aquae et vini mystérium, eius divinitátis esse consórtes, qui humanitátis nostrae fieri dignátus est párticeps, Iesus Christus Fílius tuus Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula saeculórum. Amen. 

O Dio, che in modo meraviglioso creasti la nobile natura dell'uomo, e piú meravigliosamente ancora l'hai riformata, concedici di diventare, mediante il mistero di quest'acqua e di questo vino, consorti della divinità di Colui che si degnò farsi partecipe della nostra umanità, Gesú Cristo tuo Figlio, Nostro Signore, che è Dio e vive e regna con Te nell'unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Cosí sia. 

 Come è meravigliosa, o mio Dio, la preghiera che il tuo Sacerdote recita nell’atto di infondere alcune stille d’acqua nel vino! Ci ricorda anzitutto la dignità della natura umana: humanae substantiae dignitatem, opera mirabile della tua sapienza e della tua potenza infinita: mirabiliter condidisti. Il corpo stesso dell’uomo è un miracolo di sapienza, che da sé e solo canta la gloria del Creatore, meglio che gli astri del cielo coi loro fulgori: molto più l’anima umana, anche solo considerata nell’ordine naturale, attesta stupendamente le magnificenze del Signore, perché ne rispecchia la luce intellettuale piena d’amore.

mercoledì 28 ottobre 2015

Suscipe, Sancte Pater...



da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Súscipe, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi, Deo meo vivo et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et neglegéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen

Accetta, Padre santo, onnipotente eterno Dio, questa ostia immacolata, che io, indegno servo tuo, offro a Te Dio mio vivo e vero, per gli innumerevoli peccati, offese e negligenze mie, e per tutti i circostanti, come pure per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti, affinché a me ed a loro torni di salvezza per la vita eterna. Amen.

Come mai, o mio Dio, il Sacerdote in questo momento chiama Ostia immacolata quel po’ di pane che si trova ora sulla patena, e per tale offerta ti chiede grazie di salvezza eterna per se stesso e per tutti i fedeli vivi e defunti?
 Oh, mio Gesù, con questa santa preghiera Tu mi riveli una grande consolante verità. Sì, nella patena nel dell’Offertorio non si vede realmente che poco pane destinato a tramutarsi nel tuo Corpo adorabile. In virtù di tal destinazione può giù considerarsi come un’Ostia immacolata, capace di ottenere ogni più grande grazia.
 Così dunque io stesso e tutte le mie piccole cose potranno costituire un’ostia immacolata, se fin dal principio di questo giorno mi metterò con Te, o Signore, sull’Altare del Sacrificio. Oh potere meraviglioso della Santa Messa! Oh ineffabile amore e condiscendenza del mio Signore! Tutto con Te e per Te diventa immacolato, prezioso, accettabile all’infinita Maestà di Dio.

venerdì 9 ottobre 2015

Credo in unum Deum


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

 Stupendo è questo grido che da una parte all’altra della terra, in tutte le ore del giorno e della notte, su tutti gli altari del mondo, si eleva a Te, o mio Dio, dalla Santa Chiesa Cattolica. Con questo grido io mi metto in comunione con tutti i Santi che mi hanno preceduto su questa terra ed ora godono la svelata visione di quello stesso che come me un giorno hanno creduto. Mi metto in comunione coi primi Apostoli: che gioia! La mia fede è la loro: attraverso il mutarsi di tutte le cose umane, questa sola è rimasta immutabile: prova stupenda della verità divina: Veritas Domini manet in aeternum.
 Credo, mio Dio, tutto ciò che Tu hai detto, e la tua Chiesa mi insegna: lo credo con certezza incomparabilmente maggiore che se lo vedessi coi miei stessi occhi: anzi per spiegare la mia fede fino alla massima intensità, io mi ripeterò ciò che sul letto di morte, davanti al tuo adorabile Sacramento, disse l’Angelico Dottore San Tommaso: «Se quaggiù ci fosse una certezza maggiore di quella della fede, con tale certezza io vorrei affermare la verità della tua presenza nel Sacramento» ed in generale ogni altra verità che forma l’oggetto della mia fede.

giovedì 10 settembre 2015

Gloria in excelsis Deo!

 

da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Signore Dio mio, Padre, Figlio e Spirito Santo, i cieli e la terra son pieni della tua gloria; il Paradiso sarà la manifestazione della tua gloria, e i raggi della tua bellezza infinita renderanno beati gli eletti nei secoli eterni.
 “Noi saremo allora simili a Lui, perché Lo vedremo come Egli è”. Signore onnipotente, candore di luce eterna, noi ti benediciamo, ti glorifichiamo, ti ringraziamo per la tua gloria infinita.
 Godere dei tuoi divini attributi, esaltare la tua potenza, santità, bellezza, bontà e misericordia, riposarci e compiacerci in queste tue ineffabili grandezze, e quasi uscendo di noi, dimenticando noi stessi, ringraziarti per la gloria immensa, è la preghiera di lode più perfetta e più pura, quella che più rassomiglia all’inno di esultanza che cantano eternamente in Cielo gli Angeli e i Beati.


martedì 8 settembre 2015

Deus tu conversus vivificabis nos...


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Il tuo sguardo, Signore, è per il mondo delle anime quello che è il raggio del sole per il mondo materiale: illumina, vivifica, feconda. Tu hai guardato la Maddalena peccatrice, e dell’anima sua, deturpata e avvilita da tante colpe, hai creato un capolavoro della tua grazia: una creatura che non ha sete che della tua parola, che inonda i tuoi piedi di lacrime di contrizione, che spezza dinanzi a Te l’alabastro del suo cuore; che non vede più il mondo che sogghigna, che non vede più che Te, Gesù Salvatore, e ti segue in un’ascesa sublime, nelle fatiche dell’apostolato e nelle ignominie della Croce, fino a meritare la grazia suprema di sentirsi purificata e angelicata, sul Calvario, dalla pioggia del tuo Sangue redentore; fino a meritare di vedere il suo lungo pianto d’amore e d’attesa consolato dalla tua apparizione dopo la Risurrezione, e di raccogliere dalla tua bocca divina che la chiama per nome: Maria! l’invito ineffabile che la rende apostola degli Apostoli: “Va ai miei fratelli e dì loro che io salgo verso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
 Tu hai guardato Pietro che ti aveva rinnegato: Et conversus Domuns respexit Petrum; e l’amore e il dolore hanno aperto nel suo cuore la vena di un pianto che non si è più arrestato e che ha scavato nel suo volto due solchi profondi; il tuo sguardo gli rende la potenza di proclamare il suo amore dinanzi alla Chiesa nascente: Domine, tu scis quia amo Te; il tuo sguardo lo condurrà al martirio di croce, martirio consumato in un atto di ineffabile umiltà: crocifisso come Te, ma con la testa in basso, verso la terra, quasi a testimoniare col sangue e con la suprema umiliazione, la divina potenza della tua grazia e della tua redenzione amorosa.


lunedì 27 luglio 2015

Spirito della liturgia/1

Condividiamo con i nostri lettori l’interessante scritto del Card. Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, apparso sull’ “Osservatore Romano” il 12 giugno. Sintesi esaustiva della costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia, il presule ribadisce con forza l’attualità del documento ma, soprattutto, sottolinea l’urgenza di recuperare lo spirito che animava l’autentico e necessario rinnovamento voluto dai padri conciliari.

Cinquant’anni dopo la sua promulgazione da parte di Papa Paolo VI, si leggerà, infine, la costituzione del concilio Vaticano II sulla sacra liturgia? La Sacrosanctum concilium non è di fatto un semplice catalogo di ricette di riforme, ma una vera e propria magna charta di ogni azione liturgica.

 Il concilio ecumenico ci dà in essa una magistrale lezione di metodo. In effetti, lungi dall’accontentarsi di un approccio disciplinare ed esteriore alla liturgia, il concilio vuole farci contemplare ciò che è nella sua essenza. La pratica della Chiesa deriva sempre da quello che riceve e contempla nella rivelazione. La pastorale non si può disconnettere dalla dottrina.


martedì 14 aprile 2015

actuosa partecipatio/1

a cura di Claudio

(foto tratta dal sito www.maranatha.it)

A cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, l’individuazione di corrette modalità per ottenere l’actuosa partecipatio dei fedeli al culto divino è ancora argomento di animate discussioni.
 Dopo la promulgazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium il 4 dicembre 1963, da parte del clero e del laicato non sono mancati i tentativi - talvolta maldestri - di far partecipare al meglio il Popolo di Dio alla celebrazione eucaristica. Più volte il Magistero ha denunciato numerosi abusi. Tra le cause anche la mancata consapevolezza del culto come actio Dei[1] nella grande tradizione liturgica della Chiesa. 
 Questa serie di post non ha l’ambizione di esaurire l’argomento sulle forme più adeguate della partecipazione attiva, ma di esplicitare brevemente l’intervento recente del Magistero sul tema, esponendo una rapida panoramica sulle indicazioni suggerite.

Definizione e storia del termine
 Il termine tardo-latino partecipatio, composto da sostantivo partem e dal verbo capere, significa prendere parte, condividere una comune partecipazione ad una realtà.
 Nel lessico liturgico è spesso sostituito con il sinonimo communicatio[2]Viene utilizzato per indicare la massima partecipazione ai Divini Misteri, il prendere parte al Corpo e al Sangue di Cristo. 
 Lo si può individuare negli antichi Sacramentari e nelle orazioni postcommunio contenute sia nel Messale post-Tridentino sia nell'attuale[3].
 Nelle particolarità di ogni epoca storica, la Chiesa si è sempre impegnata a trovare le modalità più adeguate per portare le generazioni alla Liturgia.
 Già dal XVIII secolo, con il beato Innocenzo XI l’incremento della partecipazione alla Divina Liturgia fu il criterio che giustificò riforme liturgiche.
 L’espressione partecipazione attiva comparve per la prima volta nel testo originale (in italiano) del Motu proprio Tra le sollecitudini (22 novembre 1903) promulgato da San Pio X. Impegnato a ribadire la disciplina per la musica liturgica, il Sommo Pontefice con tal atto rimediava alla preoccupazione per il coinvolgimento spirituale dei fedeli all'azione liturgica, perchè spesso distratti da brani ispirati all'opera lirica e in lingua volgare.
 Il Movimento liturgico, nato all'inizio del XX secolo, si pose come obbiettivo principale la nuova comprensione e riscoperta della tradizione liturgica e del tesoro spirituale della Chiesa per ridonare nuovo slancio alla vita cristiana.[4]
 Per ottenerlo, promuoveva l’incremento della formazione dei fedeli ai sacri riti, affinché vi partecipassero coscientemente. Così si spiega il dibattito interno sulla convenienza o meno di concedere maggior spazio nel culto alle lingue nazionali e sull'orientamento orante del celebrante.
 E’ necessario chiarire, però, che la questione dell’inserimento della lingua volgare nella celebrazione del Santo Sacrificio e in altri riti era finalizzata solo a favorire la partecipazione e la pietà liturgica, lontana da ogni tentativo di volgarizzare la celebrazione eucaristica. L’uso del latino come lingua sacra, infatti, non era messo in discussione né dai più autorevoli esponenti del Movimento liturgico né tanto meno dalla Sede Apostolica. Già da tempo, nel rispetto dell’ autenticità liturgica, per alcuni passi della Sacra Scrittura usati per istruire i fedeli, per ammonizioni o per certe parti di riti richiedenti risposte e comprensione immediata di un singolo o di più fedeli, era in uso la lingua nazionale[5].
  Il desiderio di rendere la celebrazione eucaristica maggiormente accessibile a tutti - nella comprensione della Parola di Dio e delle orazioni - fu il motivo del fiorire in Europa, a metà del secolo scorso, di numerosi messalini e fu il criterio ispiratore delle riforme operate dal Venerabile Papa Pio XII[6].
 A ragione, alcuni storici considerano la Costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia il punto di arrivo del primo Movimento liturgico. Pose come condizione dell’incremento e della riforma la partecipazione piena, consapevole e attiva alla celebrazione liturgica, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia.[7] Nell'intera Sacrosanctum concilium per diciotto volte si fa riferimento all’actuosa partecipatio.

Dalla Mediator Dei alla Sacrosanctum Concilium
 Come si può notare dalla sua struttura dialogica, la liturgia è da sempre risposta del Popolo alla chiamata di Dio[8], perché la «fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17). Conseguentemente, come già esplicitato, la partecipazione dei fedeli in pienezza alla celebrazione del Mistero pasquale è parte integrante del culto cristiano e fu ribadito in due atti del Magistero fondamentali nel cammino di rinnovamento liturgico.
 Pio XII nel 1947 promulgò l’enciclica Mediator Dei per controbattere alle imprudenze di certi liturgisti. Divisa in quattro parti, partendo dall’origine e dal progresso della Liturgia, ribadiva la dottrina sul culto eucaristico, la natura dell’Ufficio Divino e dell’anno liturgico e concludeva con la promozione alle attività apostolato liturgico.
 Il Pontefice dedicò ampio spazio del documento alla fidelium partecipatio, auspicandosi che non si esaurisse in «un’assistenza passiva, negligente e distratta»[9] alle celebrazioni ma che si trattasse, invece, di un impegno e di un fervore tali da porre chi vi partecipa in intimo contatto con il Sommo Sacerdote.
 Già nel dopoguerra, il Papa d’innanzi al riemergere di posizioni dottrinalmente errate, trovava necessario esplicitare ai Vescovi e ai pastori d’anime: l’assemblea liturgica non rappresenta la persona di Cristo e non ha un ruolo di mediatrice tra sé e Dio. Di conseguenza, non può avvalersi dei poteri propri del sacerdozio ordinato[10]. Questa precisazione (individuabile anche in documenti del Magistero successivi, a fronte di numerosi abusi[11]) non sottrae nulla alla verità di fede consistente nell’affermare l’azione del popolo cristiano che, riunito nel Santo Sacrificio, lo offre per le mani del sacerdote. A quest’ultimo, infatti, in diverse collette e orazioni della Santa Messa - si prendano d’esempio la Preghiera Eucaristica I e III - i fedeli sono associati come offerenti. In tal modo partecipano attivamente, fruttuosamente e convenientemente secondo il loro stato, alla celebrazione liturgica.
 La Mediator Dei viene ritenuta da molti la Magna Charta che preparò la riforma generale desiderata nella Sacrosanctum Concilium[12]. Il suo contributo “teorico” costituì un utile risorsa per il primo documento del Concilio Ecumenico Vaticano II di ordinamento più pratico.
 Possiamo, per brevità, individuare l’essenza di quest’ultimo. Il cuore della Costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia è l’invito forte ad ogni generazione di cristiani a integrare l’actio liturgica con l’offerta del culto spirituale, secondo l’esortazione dell’Apostolo «vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12,1). Il vivere in pienezza il Sacrificio eucaristico è la partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa auspicata dalla riforma liturgica.
 Il documento ritiene condizione fondamentale per attuarla l’educazione del Popolo di Dio allo spirito della liturgia, affinchè «non assistano come estranei e muti spettatori»[13] al Mistero eucaristico e riconosce come necessità principale la formazione liturgica dei candidati al sacerdozio. Rendere la vita dei Seminari, degli studentati e delle case religiose «profondamente permeata di spirito liturgico»[14] è l’indicazione contenuta nel documento conciliare. La Sacrosanctum Concilium poi, pone le condizioni per garantire l’actuosa partecipatio anche attraverso l’arte figurativa e la musica che devono essere sempre ispirate all’«infinita bellezza divina»[15].




[1] giovanni paolo ii, Ecclesia de Eucharistia, 10, 52
[2] messale romano, preghiera eucaristica i (canone romano) «Ti supplichiamo, Dio onnipotente…  perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del corpo e sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo»
[3] messale romano, orazione del corpus domini «Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucarestia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua fa’ che partecipiamo con viva fede al santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione»
[4] a. reid, Lo sviluppo organico della liturgia, 140
[5] Cfr. ivi, 277-279
[6] Cfr. ivi, 87
[7] concilio vaticano ii, Sacrosanctum concilium, 14
[8] cfr. concilio vaticano ii, Sacrosanctum Concilium, 30
[9] pio xii, Mediator Dei, 68
[10] Ivi, 69
[11] congr. culto div. e disc. dei sacram., Redemptionis sacramentum, 42
[12] Cfr. a. reid, Lo sviluppo organico della liturgia, 136
[13] concilio vaticano ii, Sacrosanctum concilium, 48
[14] concilio vaticano ii, Sacrosanctum concilium, 14, 16-17
[15] Ivi, 122