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lunedì 5 ottobre 2015

La crisi post-moderna/1

Verum et Bonum

di Christophorus

Magritte - Decalcomania, 1966

Vogliamo proporre qualche considerazione filosofica e teologica in merito alla situazione culturale e antropologica nella quale ci troviamo a vivere. Tali considerazioni, sebbene abbiano una loro unità, verranno proposte in più fasi e porteranno il titolo di "La crisi post-moderna". 
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Guardando al momento contemporaneo, il processo di antropomorfizzazione, di cui lo stesso Nietzsche è artefice, a occhi leali, si rivela comunque irrisolto anche dopo la denuncia heideggeriana. Tale considerazione ci permette di fare due osservazioni, una a livello generale e metodologico (a), l’altra a livello più specificamente contenutistico (b), cioè riferita al tema poprio dell’antropomorfizzazione. 

a) Verum et Bonum 

Metodologicamente, il riconoscimento di questo stato di cose ci è obbligato per una lealtà nei confronti di ciò che l’esperienza rivela. Il nostro intelletto, per conoscere qualcosa, è costretto a passare attraverso il dato esperienziale e sensibile: è esperienza comune che la mancanza, oppure l’uso monco o errato dei sensi comprometta la conoscenza[1]. Davanti ai dati derivati dall’esperienza siamo chiamati a un atteggiamento di lealtà, affinché si possa raggiungere una conoscenza vera e razionale. Tale comportamento è una responsabilità, nel senso di un utilizzo della libertà che sceglie di arrendersi alla notizia che l’essere offre di sé nell’esperienza.

sabato 3 ottobre 2015

Dominus vobiscum


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

 Prima di rivolgere questo divino saluto, di fare al popolo questo santo augurio, il tuo sacerdote, o Gesù, bacia l’altare. Quest’ultimo rappresenta Te stesso. Dunque il Sacerdote ti bacia, per comunicare alle anime il tuo bacio e con esso il tuo Spirito. Di fatto lo Spirito Santo è detto il bacio divino: è il bacio d’amore nel seno stesso della Divinità: bacio del Padre al Verbo e del Verbo al Padre.

venerdì 2 ottobre 2015

Ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni?

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di Francesco Andrighetti

Davanti alla realtà, questa domanda di Pascoli accompagna l’esistenza di ciascun uomo e di ciascuna donna sin dai primissimi anni di vita. E’ come una costante che sostiene i momenti più belli come quelli più duri. È quella domanda di senso che sostiene il camminare, il cercare, il vivere di tutti e di ciascuno. È quella domanda di Dio davanti al mistero che ogni vita è. Nulla, anche se talvolta non appare con evidenza, preme più di questa domanda. Il prete, nei confronti del suo fratello uomo, ha una duplice responsabilità educativa: far emergere prepotentemente questa domanda di senso e aiutare nel corso della ricerca. Il prete che in modo misterioso sta dentro ma anche davanti alla comunità, è mosso da un’urgenza educativa. Egli, come ogni altro educatore, è chiamato ad aiutare i più piccoli, i più giovani ad ascoltare il cuore e a seguire questa domanda di senso. 

giovedì 10 settembre 2015

Gloria in excelsis Deo!

 

da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Signore Dio mio, Padre, Figlio e Spirito Santo, i cieli e la terra son pieni della tua gloria; il Paradiso sarà la manifestazione della tua gloria, e i raggi della tua bellezza infinita renderanno beati gli eletti nei secoli eterni.
 “Noi saremo allora simili a Lui, perché Lo vedremo come Egli è”. Signore onnipotente, candore di luce eterna, noi ti benediciamo, ti glorifichiamo, ti ringraziamo per la tua gloria infinita.
 Godere dei tuoi divini attributi, esaltare la tua potenza, santità, bellezza, bontà e misericordia, riposarci e compiacerci in queste tue ineffabili grandezze, e quasi uscendo di noi, dimenticando noi stessi, ringraziarti per la gloria immensa, è la preghiera di lode più perfetta e più pura, quella che più rassomiglia all’inno di esultanza che cantano eternamente in Cielo gli Angeli e i Beati.


martedì 8 settembre 2015

Deus tu conversus vivificabis nos...


da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Il tuo sguardo, Signore, è per il mondo delle anime quello che è il raggio del sole per il mondo materiale: illumina, vivifica, feconda. Tu hai guardato la Maddalena peccatrice, e dell’anima sua, deturpata e avvilita da tante colpe, hai creato un capolavoro della tua grazia: una creatura che non ha sete che della tua parola, che inonda i tuoi piedi di lacrime di contrizione, che spezza dinanzi a Te l’alabastro del suo cuore; che non vede più il mondo che sogghigna, che non vede più che Te, Gesù Salvatore, e ti segue in un’ascesa sublime, nelle fatiche dell’apostolato e nelle ignominie della Croce, fino a meritare la grazia suprema di sentirsi purificata e angelicata, sul Calvario, dalla pioggia del tuo Sangue redentore; fino a meritare di vedere il suo lungo pianto d’amore e d’attesa consolato dalla tua apparizione dopo la Risurrezione, e di raccogliere dalla tua bocca divina che la chiama per nome: Maria! l’invito ineffabile che la rende apostola degli Apostoli: “Va ai miei fratelli e dì loro che io salgo verso il Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
 Tu hai guardato Pietro che ti aveva rinnegato: Et conversus Domuns respexit Petrum; e l’amore e il dolore hanno aperto nel suo cuore la vena di un pianto che non si è più arrestato e che ha scavato nel suo volto due solchi profondi; il tuo sguardo gli rende la potenza di proclamare il suo amore dinanzi alla Chiesa nascente: Domine, tu scis quia amo Te; il tuo sguardo lo condurrà al martirio di croce, martirio consumato in un atto di ineffabile umiltà: crocifisso come Te, ma con la testa in basso, verso la terra, quasi a testimoniare col sangue e con la suprema umiliazione, la divina potenza della tua grazia e della tua redenzione amorosa.