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martedì 3 novembre 2015

L'amicizia nell'identità sacerdotale - conclusione


a cura di Marcus

Conclusione


K. Wojtyła, in un componimento intitolato Canto del Dio nascosto, si esprime così:
Quando il mare rapidamente ti nasconde
e ti scioglie in abissi silenziosi
– la luce strappa bagliori verticali alle onde languide
e il mare piano finisce, affluisce un chiarore.
E allora, in ogni direzione, negli specchi lontani e vicini,
vedi la tua ombra.
Come ti nasconderai in questa luce?
Sei troppo poco trasparente
e il chiarore alita dappertutto.
In quell’istante – guarda dentro di te. Ecco l’Amico
che è solo una scintilla, eppure è tutt’intera la Luce.
Accogliendo dentro di te quella scintilla
non scorgerai altro,
e non senti di quale Amore sei avvolto[1].

lunedì 2 novembre 2015

Diario di un dolore

a cura di Claudio

Diario di un dolore
di C.S. Lewis
Adelphi edizioni, 1998
  Non raramente capita di imbattersi in un diffuso pregiudizio. In un contesto culturale sempre più secolarizzato e danneggiato da una informazione di massa spesso parziale nel comunicare i contenuti della fede cattolica, si diffonde la comune convinzione che la dimensione spirituale estranei l’uomo dall’integrale esperienza di vita. 
 La frammentazione esistenziale esperita dall’uomo contemporaneo, impegnato nel frenetico tentativo di ricomporre in unità i vari aspetti della vita senza riuscire ad adottarne criteri di sintesi, lo rende incapace di affrontare l’ineludibile momento della prova, della sofferenza fisica o interiore. Si ritrova incapace di individuare e vivere un orizzonte di senso davvero totalizzante. 

 La lettura di Diario di un dolore di C.S. Lewis (1898-1963) è una splendida testimonianza di come la fede in Dio, intrecciandosi e accompagnando la vita dell’uomo, costituisca una sempre rinnovata occasione di rinascita, una fonte sempre accessibile di sano e reale ottimismo.
 Pubblicato nel 1961 con il titolo A Grief Observed (“Osservando un sepolcro”), raccoglie i quattro quaderni dell’autore su cui riporta gli stati d’animo, i pensieri, le sensazioni vissute a seguito della scomparsa della moglie Joy, dopo quattro anni di matrimonio.  
 Attraverso l’esperienza del lutto, Lewis acquista coscienza della progressiva trasformazione della sofferenza.

giovedì 29 ottobre 2015

L'amicizia nell'identità sacerdotale - seconda parte


a cura di Marcus

La virtù dell’amicizia nel sacerdote


 Il sacerdote è uomo che vive nel mondo ma il suo essere non è orientato ad esso, secondo le parole di Cristo, «non siete del mondo, ma vi ho scelti dal mondo» (Gv 15,19). Deve sempre tendere a rendere le relazioni rifrazione della vita trinitaria. Similmente alle relazioni d’amore sussistenti fra le persone divine, così devono formarsi i rapporti con i suoi prossimi.
 Si possono individuare molteplici dimensioni d’amore: l’amore sponsale, quello filiale, le salde relazioni d’amicizia e l’amore per e di Dio. L’amore per Dio e per il prossimo si completano a vicenda. Il primo include e avvalora il secondo.
 La tensione verso un amore trascendente non deve far trascurare l’esistenza dell’amore umano, la cui finitezza costituisce un limite nel quale ciascuno deve sottostare (si pensi, semplicemente, alla dimensione spaziale e temporale).
 Il numero finito delle persone che possiamo conoscere e amare veramente ci rammenta tale limite. Allo stesso tempo aumenta il desiderio per Dio, il cui amore eterno supera ogni ostacolo storico. Per l’uomo, l’amore per l’altro è un bisogno. Affermare la sufficienza dell’amore divino, negando la necessità dell’affetto tra gli uomini, significa dimenticare che questa seconda faccia del comandamento della carità non può essere concepita separatamente dalla prima. Nelle relazioni quotidiane di affetto si impara a tessere il rapporto con l’Amore.

mercoledì 28 ottobre 2015

Suscipe, Sancte Pater...



da Ripariamo!
di P.Giuseppe M. Petazzi SJ
S. Lega eucaristica, Milano 1933

Súscipe, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi, Deo meo vivo et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et neglegéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen

Accetta, Padre santo, onnipotente eterno Dio, questa ostia immacolata, che io, indegno servo tuo, offro a Te Dio mio vivo e vero, per gli innumerevoli peccati, offese e negligenze mie, e per tutti i circostanti, come pure per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti, affinché a me ed a loro torni di salvezza per la vita eterna. Amen.

Come mai, o mio Dio, il Sacerdote in questo momento chiama Ostia immacolata quel po’ di pane che si trova ora sulla patena, e per tale offerta ti chiede grazie di salvezza eterna per se stesso e per tutti i fedeli vivi e defunti?
 Oh, mio Gesù, con questa santa preghiera Tu mi riveli una grande consolante verità. Sì, nella patena nel dell’Offertorio non si vede realmente che poco pane destinato a tramutarsi nel tuo Corpo adorabile. In virtù di tal destinazione può giù considerarsi come un’Ostia immacolata, capace di ottenere ogni più grande grazia.
 Così dunque io stesso e tutte le mie piccole cose potranno costituire un’ostia immacolata, se fin dal principio di questo giorno mi metterò con Te, o Signore, sull’Altare del Sacrificio. Oh potere meraviglioso della Santa Messa! Oh ineffabile amore e condiscendenza del mio Signore! Tutto con Te e per Te diventa immacolato, prezioso, accettabile all’infinita Maestà di Dio.

martedì 27 ottobre 2015

L'amicizia nell'identità sacerdotale - prima parte

a cura di Marcus   

Celebre foto di Mario Giacomelli


 Pavel Florenskij scrive: «La potenza e la difficoltà dell’amicizia non si esprimono in un pirotecnico atto di eroismo, ma nella placida fiammella della pazienza di tutta una vita»[1]. L’esperienza dell’amicizia è parte integrante della vita dell’uomo e fin dall’antichità ha trovato spazio nei vari ambiti del sapere. La si ricerca perché si persegue la felicità. Oggi giorno gli uomini sono sempre meno disposti a dedicare spazio e tempo a tessere questa importante relazione.


La virtù dell’amicizia nell’uomo

 La persona umana è un essere in relazione. Per realizzarsi deve necessariamente rapportarsi agli altri. L’uomo è una creatura, non è in grado di bastare a se stessa, per esprimersi ha bisogno della relazione con l’altro.
 Il Prof. Antonio Malo, ordinario di Antropologia filosofica e Psicologia, alla Pontificia Università della Santa Croce, sostiene che nella società odierna si riscontra una sfiducia generale non tanto nell’amicizia in sé, ma nella capacità del soggetto di poterla realizzare. Lo stesso aggiunge, ancora, che ciò è la conseguenza della svalutazione della persona in quanto tale.
 Per poter parlare dell’amicizia come di un elemento necessario all’esistenza dell’uomo, occorre anzitutto esplicitare cosa si intende con il termine necessario. Certamente, l’elemento della necessità, in questo caso non va inteso come un bisogno fisiologico; se l’urgenza di tali bisogni si esaurisce una volta che vengono soddisfatti, per quanto riguarda l’amicizia, invece, avviene il contrario. Fra due persone, una volta divenute amiche, il bisogno reciproco diventa - l’uno per l’altro - elemento sempre più imprescindibile.
 Quindi, l’amicizia fa parte della dimensione essenziale dell’uomo, in quanto la persona ha bisogno di relazioni autentiche per esprimersi. Rapporti positivi, costruttivi e davvero amicali.
 L’origine dell’amicizia non deriva dalla corporeità, come avviene nei legami che intercorrono fra gli sposi o fra i genitori e i figli, dov’è fondamentale la dimensione della sessualità e della consanguineità. Fa riferimento, invece, alla partecipazione della stessa natura dell’uomo.